GEOGRAFLY: LA MOSCA E LA MAPPA

Altre mosche. Integrazioni e commenti

Disegno di Paolo Giaretta - Geografly: la mosca e la mappa

Disegno di Paolo Giaretta

Disegno di Paolo Giaretta - Geografly: la mosca e la mappa

Ciò che rimane di un trauma fatale, conservato in un antico manoscritto arabo.
Immagine segnalata da Martina Caroli e Silvia Tebaldi.

© Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Biblioteca Universitaria di Bologna, Ms.3375 c.4 v., dettaglio. È fatto divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.

Citazione di Antonio Prezioso - Geografly: la mosca e la mappa

Antonio Prezioso, Un uomo Prezioso, Quaderni di AltaVita IRA, Padova 2021.

Cartesio e la mosca

“La leggenda narra che Cartesio, accampatosi durante uno dei suoi viaggi al seguito dell’esercito francese, si sdraiò sul proprio letto per riposare. Intenzionato alla fondazione di un metodo scientifico rigoroso e oggettivo, si mise ad osservare la propria stanza. Assorto nei suoi pensieri vide una mosca svolazzare all’incrocio degli angoli della propria finestra: in quel momento intuì che se avesse calcolato la distanza tra l’asse verticale e l’asse orizzontale della cornice, rispetto al volo irregolare della mosca, avrebbe saputo esattamente dove questa si trovava, e avrebbe potuto tracciare la traiettoria compiuta dall’insetto durante il suo volo.

È da questa intuizione che il Filosofo sembra aver preso spunto per la creazione dei suoi famosi “assi cartesiani”.

Questa storia su Cartesio, per quanto non avvalorata da alcuna documentazione ufficiale, tuttavia, è assolutamente realistica.”  (Omar Montecchiani, La mosca di Cartesio: corpo, mondo, relazione, http://www.psychiatryonline.it/node/6264)

Irrobustire le mosche per l’inverno

Dal sito https://sottoosservazione.wordpress.com/2009/06/08/%C2%ABil-mio-schulz-segreto%C2%BB/

«Il mio Schulz segreto», di David Grossman per “L’Espresso”

Si chiamava Bruno Schulz. È stato uno degli scrittori più importanti del secolo scorso.

“Quando Schulz era ragazzo, una sera malinconica, sua madre Henrietta entrò in camera sua e lo trovò che nutriva con granelli di zucchero le ultime mosche rimaste al termine del freddo autunno. “Bruno”, gli domandò, “ma che fai?”. “Le sto irrobustendo per l’inverno”.

“Ogni volta che apro un suo libro mi sorprende come questo autore, quest’uomo, che raramente aveva lasciato la sua città natale, abbia creato un intero mondo per noi, una realtà unica nel suo genere, e come ancora oggi, molti anni dopo la sua morte, continui a nutrirci con granelli di zucchero – e briciole di pane – irrobustirci in previsione di un gelido e infinito inverno.”

Citazioni raccolte da Marco Vincenzi

“Le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta.” (Alda Merini)

“Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare.” (anonimo)

“L’occhio della rana è un’immagine efficace per dire come lo specialismo sia un’abilità ma anche un limite. La rana è capace di percepire il minimo vibrare di un’ala e per automatismo fa scattare la lingua. Se però è circondata da mosche morte, che sarebbero per lei un ottimo alimento, e non c’è neanche un filo di vento, la rana resta digiuna. Lo specialismo in questo caso può far morire di fame. Così lo specialismo delle idee e delle professioni: se da un lato si è garantiti e uscirne significa esporsi al rischio, dall’altro è vero che senza rischi finisce anche un po’ la vita.”

Andrea Canevaro in Animazione Sociale n.11/1998, p.20

“…Affida le tue ferite all‘operazione chirurgica di un maestro.

Le mosche si raccolgono sulla ferita, la ricoprono.

Queste mosche sono i tuoi sensi di protezione,

il tuo amore per ciò che pensi sia tuo;

lascia che il maestro allontani le mosche con la mano

e ponga una benda sulla ferita.

Non voltare la testa. Continua a guardare,

dove sei stato medicato. E‘ lì che la Luce ti penetra.

E non pensare neppure per un momento

che tu ti stia curando da solo.»

Rumi

“Per ottenere ciò che credo saggio e doveroso da parte mia, che credo sia importante per il bene dell’umanità, non schiaccerei una mosca.”

Papa Giovanni XXIII, riportato da mons. Loris Capovilla in Mosaico di pace, n.8/2006, p.5

Citazioni segnalate da Antonio Poidomani, tratte da Sjöberg F., L’arte di collezionare mosche, Iperborea, Milano, 2015.

“A volte non sembrano neanche mosche. Alcuni [sirfidi: estesa e composita famiglia di insetti dell’ordine dei Ditteri, che comprende oltre 6000 specie] assomigliano alle vespe, altri alle api, ai terebranti, agli estridi o a quelle zanzare filiformi, dalle zampe delicate, tanto piccole che la gente normale nemmeno ci fa caso. Diverse specie hanno l’aspetto di grossi, ispidi bombi, con tanto di ronzio e di polline sulla peluria. Solo l’esperto non si lascia ingannare: non siamo in molti, ma viviamo a lungo” (p. 18). Pare convenga, quindi, interessarsi alle mosche.

E questa seconda, su psicologia e mosche: “Ho la precisa sensazione che i freudiani, in genere, abbiano un’idea troppo vaga delle passioni che possono trovare espressione, per esempio, nella caccia alle mosche” (p. 75).

Citazioni segnalate da Antonella Meneghin

“Ci chiamavano le mosche. Perché brulicavamo come mosche su una gigantesca discarica, dove cercavamo qualcosa di buono tra i rifiuti” (Calì D., Ci chiamavano le mosche. Illustrazioni di Quarello M., Orecchio acerbo, Roma 2020).

“Mi sono convinto che studiando i cervelli miniaturizzati di creature come le api o le mosche dovremmo riuscire a enucleare i princìpi di funzionamento basilari delle menti” (p. 15). “Per campionare il mondo gli animali dotati di mini-cervelli hanno bisogno di più tempo, perché possiedono meno neuroni, ma in natura possono compensare questo svantaggio con un’attività motoria molto veloce e molto intensa, come fanno ad esempio mosche e moscerini muovendosi nell’ambiente” (p. 54). Sulla visione della mosca: pp. 79-80 e il capitolo 15, “La mosca dalla testa storta”. Da: Vallortigara G., Pensieri della mosca con la testa storta, Adelphi, Milano 2021.

Ecclesiaste, 10, 1: “Una mosca morta manda a male tutto un vasetto di unguento, un po’ di stoltezza ha più peso della sapienza e della gloria”.

“Un solo errore può far fallire tante cose ben progettate […]: basta una piccola mosca morta, perché tutta una bottiglia di profumo vada a male!”. Traduzione ed esegesi di Sacchi P., in: Ecclesiaste, Edizioni Paoline,  Alba (Cn) 1971, p. 204.

Due poesie di Giacomo Mainardi

MOSCA (1)

Si possono allargare o restringere

i confini

come effetto di luce o come desidêri,

avere compagna una ronzante mosca

e intorno il silenzio,

incredibile silenzio della notte.

Dalla raccolta “Il pennino d’oro”, Zielo, Padova 1990, p. 24.

    

 

MOSCA (2)

Amabile insetto

che sul mio naso

impudente ti posi

insensibile

alle gerarchie del mondo,

a tuo modo fedele.

Ecco, ti offro la mia mano,

leale ricompensa

al tuo coraggio estremo

nel gioco

d’un’effimera vita.

Dalla raccolta “Fiori di roccia. Versi residui”, Zielo, Padova 2013, p. 52.

Non so se lo sai, ma ho aperto anni fa una delle vie invernali – sempre di geografia, di prossimità, si tratta – più apprezzate di tutte le Piccole Dolomiti, su Cima Mosca, Gruppo del Carega. Guardati le foto qui!

https://rifugiocampogrosso.wordpress.com/2018/02/01/dentro-il-mosca-tra-le-pieghe-del-favoloso-intramosca-e-del-misterioso-hypermosca/

Vicino a Intramosca, poi avevamo fatto pure Hypermosca, una variante a Supermosca, aperta da miei amici anni prima, ma poco accessibile e incasinata nella parte bassa, che nessuno fa. Noi l’abbiamo migliorata e trovato la chiave migliore di accesso alla parte superiore.

Intramosca è diventata invece il must di tutti gli alpinisti che frequentano le Piccole d’inverno.

Infine, qualche anno dopo sempre “sulla” Mosca ho aperto una via italo-polacca – metaforicamente (i polacchi sono fortissimi d’inverno) – denominata Vajo Bettega-Maslowsky (dal cognome delle nostre compagne).

http://www.intraisass.it/scheda_intra12.htm

Insomma, la mosca a volte è pure qualcosa di bianco, che non si posa sulla merda liquamosa della stessa acqua che defluisce da quelle stesse montagne, montagne che sono ancora le sorgenti dell’Agno-Guà. Agno-Guà, che da cristallino diventa fogna passando attraverso il nordest spannoveneto contemporaneo. C’è poco altro da dire, e molto da fare. Per cambiare le cose.

Alle 15.30 sono sceso in cortile per vedere a che punto è salita la luna. Ed era perduta in alto, quasi allo zenit, che dovevo quasi capovolgermi per osservarla.

Prima di scendere, nell’aprire la porta di vetro e alluminio che dà sulla scala di sasso, ho incrociato un moscone grande, grande, prigioniero contro il vetro e non riusciva a scappare e nemmeno ad uscire.   Con il piede e la scarpa l’ho spinto sul varco che dal pianerottolo precipita giù per la scala e solo allora è volato via in direzione della luna, ma senza arrampicarsi sulla perpendicolare dello zenit e raggiungerla.

Volo assieme alla mosca sul libretto prezioso; che non rifugge di scrivere merda. Puà!

Curioso mi fermo sull’anatomia della mosca. Intrigante sull’ombra che ci appartiene e che non riusciamo a toccare. Custode nostro e guardiano.

Poi sono passato volando sulla Bibliografly e sentivo già sull’ultima pagina il ronzio insistente delle numerose mosche che occupano le pagine bianche, quasi assistenti alla tua lezione di geografia che mi vogliono fermare per raccontarmi altre cose, oltre la guerra, oltre l’anatomia, oltre la morte, oltre il territorio che si riempie di case e capannoni, mosconi, e discariche che manco i topi le cercano.  Trappole per quattro soldi di salario, che poi ti trovi barcollante in ospedale con la flebo al braccio che ti salva ed è un veleno che ti scuote e ti fa vibrare fino a tremiti della morte.  La mosca.  Dimmi un nome che comincia per emme!  No, ancora? Preferisco la carta bianca. Ferme lì.   Voi, ragazze birichine.

Mi è venuto in mente che da noi in Piemonte si dice muschìn (moscerino) delle persone irritabili, permalose, che se la prendono facilmente. Ci sarà qualche collegamento con il geofly pensiero?

Una mosca si posa su un bicchiere e cade dentro. Che schifo!, direbbero tutti.
Ma il bicchiere è riempito da un distillato particolare, che ricorda il viaggio per i campi degli acquaioli di Ischia, quando portavano ai contadini la loro dissetante bevanda a base di acqua e anice: la sambuca, dal 1945. Allora questa mosca che galleggia, che è il chicco di caffè tostato, non fa poi così schifo, anzi impreziosisce il liquore in questione, esaltandone il sapore quando il chicco viene morso. Si morde la mosca, e la vita si fa dolce. Pare, infatti, che questa tradizione risalga alla famosa pellicola felliniana, quando, durante una pausa, Marcello Mastroianni fece cadere un chicco di caffè nella sambuca gridando “c’è una mosca!”.

Fonti:
https://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2014/04/05/NZ_24_100-FANCEL.html#:~:text=Diede%20il%20nome%20di%20sambuca,da%20Angelo%20Molinari%2C%20nel%201945.
https://www.dersutmagazine.it/cucina/sambuca-e-caffe/

Ciao Andrea,

ieri notte ho letto il tuo libercolo: un cuneo che s’è infilato dritto nella mia mente, pungolandola, come una mosca, per buona parte della notte. Forse il tuo amico psicanalista Alberto mi prenderebbe subito per attività di ricerca!

Dunque …la mosca ronzava e mi son trincerata dentro una MOSCAROLA, tanto per restare in tema, nome derivato da mosca e tipico del nostro mondo rurale. Ne ricordo una appesa al soffitto di una casa contadina, gabbia che conservava il formaggio dall’assedio delle mosche.

Poi timidamente son uscita dalla moscarola e rincorsa dalla mosca mi son rifugiata, con il pensiero, nella stanza delle carte geografiche di Palazzo Vecchio a Firenze. Ho chiuso le grandi porte di getto e mi sono beata in quel luogo di pace che tuttavia costò “lacrime e sangue” ai tanti naviganti del passato. Ma quelle carte m’affascinavano e mi facevano sognare… quando mi ritrovo la MOSCAAA…. eccola, insidiosa; si posa e mi fa ricordare i macelli fatti dai Conquistadores grazie a certe mappe… Rotto l’incanto!

Ma mi rifaccio, la caccio e volo ai tempi della Magna Grecia, tra i templi di Agrigento, a Siracusa… Quante volte a scuola guardavo la carta geografica per raggiungere quei luoghi che allora erano lontani da noi e che ora sono ad una mezz’ora di aereo! Quanto bella fu la loro conquista con 22 ore di treno insieme ai militari che rientravano in licenza… ai miei 18 anni!

E Ulisse? Dai parliamone… una mappa l’avrà pur avuta: mappa d’ingegno e libertà! Altri sogni…altre suggestioni.

La cara amica ronzante però, mi porta la tua frase: “Il territorio è immobile, perfettamente sorvegliabile…” Infranto il mio idillio della geografia, colei che libera gli spazi conosciuti e permette di viaggiare, conoscere, scoprire, contattare persone.

Ecco l’angoscia.

E’ perfettamente vero: il controllo politico territoriale ….anche le carte si chiamano “politiche”,…

Infranto un mito.

Ma recupero.

Ricordo mia figlia a sette anni con la prima mappa di un giardino di una villa inglese ad Ischia, mentre la consultava con un ignaro compagno di scuola giunto in Italia, dall’India, perché adottato. Ecco: la mappa non è più intrappolata (consonanza) si libera in uno spazio inglese, in terra campana, di origine greca, con un’italiana ed un indiano. Quella mappa è il simbolo del riscatto. È lei che recupera dignità perché motivo d ‘incontro multietnico e multi “storico”. Due virgulti che si accingono a scoprire il mondo, grazie a lei.

E che dire, signora mosca che voli e sei veloce più di noi, dei Maghi d’oriente che andarono nella culla di Betlemme? Sì, ho capito li guidò una stella… ma sicuramente anche qualche mappa… e c’era anche una tua antenata, mia cara mosca, che come tutte le creature, curiosamente andò da questo bambino divino… Sicuramente trasportata dai cammelli dei Re Magi, perché, per quanto volasse, non poteva andar così lontano. Anche adesso signore mosche, scroccate il passaggio agli aerei, per quanto siate più veloci di noi nel vedere…

Eccomi riconciliata con la mosca… E infine mi vedo volare anch’io insieme a te mosca, ma come una farfalla leggera, multicolore, che spazia, sogna, immagina si emoziona… sulle ali della fantasia. Spiacente, signora mosca, questo non t ‘appartiene!

Lascio che il pungolo si dissolva, mi son ripresa l’idealità pur nella consapevolezza della realtà spesso dettata dai famosi generali che pongono le bandierine e dettano guerre inutili. Ho messo in discussione l’identità territoriale, ma a volte quei confini offrono sicurezza e ritualità di eventi che scandiscono il nostro tempo del vivere. In fondo il viaggiatore cerca le particolarità di ogni luogo, quelle tramandate nei secoli…. cerca le bellezze create dall’uomo, che ha antropizzato, a volte troppo e negativamente l’ambiente… ma in fondo la geografia non esisterebbe se non ci fosse l’uomo.

Quindi riparto con il mio cavallo alato e grazie a quella GEOGRAFIA, riprendo il mio viaggio interiore, in attesa di quelli fisici. Farò sognare i miei bambini anche annoiandoli un po’; ma costringendoli ad uscire dagli schemi stretti di un centro commerciale…

E come dice Schön: ” Speriamo di conservare la facoltà di intendere e di VOLAREEE”.

Grazie per lo stimolo intellettivo ed emotivo che mi hai dato, non pensavo fosse così forte da indurmi a scrivere …

Mi è venuto di getto e non ho resistito.

Grazie ancora grazie.

Pamela

Maestra Pamela Rizzo

PICCOLO DIALOGO SULLA MOSCA

La mosca si posa sopra la mappa… e poi se ne va.

Diletta: perché la mosca se ne va?

Carlo: se ne va perché conquista altri territori, è curiosa.

Diletta: ho capito perché la mappa è fissa, perché nella realtà gli uomini, gli animali e la natura sono sempre in evoluzione.

Carlo: invece il territorio è delimitato da confini stabiliti dal governo, che restano fermi; ma questo è una garanzia di sicurezza e protezione.

La mappa e il generale

Matteo: immagino che la carta geografica sia nelle mani di un generale, tutto serio e compunto. Arriva la mosca che lo disturba, così lui si distrae e non può più decidere dove fare guerra, o dove imporre il suo comando, controllando il territorio. La mosca diviene qui un simbolo di protesta e aiuta a ribellarsi alla dittatura. È una mosca “pacifista”.

Daniele: quindi dobbiamo vedere la mosca in modo positivo. Mi viene proprio voglia di inventare una storia.

In riferimento alla favola di Fedro: “la mosca e la mula”.

Alcuni ragazzi: ci sembra una metafora. In questo momento la frusta sibilante ci sembra nelle mani di Trump, in America.

Giulio: se fosse proprio così saremmo nei guai! Infatti l’America è una potenza democratica, se si trasformasse in una dittatura “si salvi chi può”.

Daniele: stavo riflettendo sulla “geografia che descrive il mondo”.

Tutto è geografia, è mondo, anche un piccolo sassolino è una parte di mondo. Quel piccolo pezzo di mondo, appartiene ad un contenitore via via più ampio: dalle regioni alle nazioni, al planisfero intero. Riflettendo: se la geografia è “il tutto”: spazio, uomo, natura, il nostro pianeta……allora la storia è un tutt’uno con la geografia.

Vittoria: la geografia presume di descrivere il mondo, ma non ci riesce, perché il mondo corre più in fretta e i popoli cambiano il territorio non sempre positivamente, facendo anche le guerre. Vedi le carte geografiche di alcuni anni fa, dove c’era l’U.R.S.S., e ora ci sono stati con nomi diversi.

 “Il reticolo geografico”.

Daniele: il reticolo geografico mi ricorda il barbecue, dove si cucinano le carni degli animali. Essi appartengono al territorio e quindi facciamo un oltraggio alla geografia.

Diletta: il reticolo è come una rete che ci sorregge e allo stesso tempo ci intrappola.

Giulio: infatti ci dà dei confini, e quindi ci limita.

Matteo: “il reticolo delimita il territorio che ci viene da Dio”. Dio offre agli uomini ciò che serve loro per sostentare le loro vite, nel territorio. Quindi anche la geografia e le carte geografiche con i loro reticoli sono un dono di Dio, attraverso l’uomo che le ha ideate. Di conseguenza a me il reticolo tranquillizza.

LA MOSCA E IL VIAGGIATORE, di Vittoria S.

Un bel giorno d’Estate, arrivò il viaggiatore più famoso al mondo, Roger Redar.

Il giovane diretto in Messico teneva tra le mani una mappa, dopo un po’ di tempo una mosca si appoggiò su di essa e Roger iniziò a porsi una domanda: – Perché si è appoggiata qui? –

E provò a darsi una risposta: – Forse si è posata qui perché crede di conquistare un territorio o forse pensa di conquistare il mondo, (anche se la geografia presume di descrivere il mondo, ma il mondo “corre” più veloce).

La mosca iniziò a parlare chiedendo a Roger: – Come ti chiami? – e dopo – Da dove vieni? –

Il viaggiatore le rispose dicendole il suo nome e di provenire dall’Italia.

E viceversa le fece le stesse domande anche se sorpreso di tutto ciò.

Lei rispose così: – Ciao sono Fosca e non vengo da un posto preciso, mi piace viaggiare per tutto il mondo, sai non ho amici, perché quando chiedo a qualcuno che incontro se vuole essere mio amico mi rifiuta.

Roger rattristito dalla povera storia di Fosca le chiese di essere sua amica e la mosca accettò.

Da quel momento divennero inseparabili amici.

Poi Fosca se ne andò, per trovare altri amici, per posarsi su altre mappe, per conquistare altri territori e Roger proseguì il suo viaggio.

LA MOSCA, di Diletta P.

C’era una volta una mosca molto carina, molto dolce ma se c’era una cosa che non sopportava erano i litigi: Tra fratelli, tra mamma e papà, tra mamma e figli, tra paesi, tra citta, tra stati, tra nazioni.

Insomma qualsiasi tipo di litigio; e in quel periodo la povera mosca Gelsomina stava veramente fumando dalle orecchie perché c’era in corso una guerra.

“Devo fermarli!!” Si diceva Gelsomina “ma in quale modo?” Pensava.

Stette giorni a riflettere su come fermare la guerra quando pensò fra sé e sé: “Se devo fermare la guerra dovrò analizzare la situazione più da vicino!”.

Così il giorno dopo andò al quartier generale del temutissimo Hitler e seguì ogni mossa che faceva!!

Ben tre giorni dopo Hitler si “arrese” e si rifugiò in un bunker sotterraneo dove la piccola mosca gli ronzò attorno così tanto ma così tanto finché costui non andò “fuori di testa”…. e si sparò!!

Finalmente la mosca Gelsomina stava tranquilla e girava di casa in casa a guardare le famiglie che ridevano, giocavano, scherzava o e si volevano bene.

Quando un giorno venne ammazzata da un signore sconosciuto che veniva da molto lontano!

LA MOSCA SMARRITA, di Daniele C.

Il Dottor Thomas Jefferson era stato incaricato di fare una ricerca su Mosca, la capitale della Russia

Su di un foglio c’era scritto cosa doveva contenere la ricerca:

–                Le tradizioni

–                La cultura del posto

–                L’aspetto geografico

Ma c’era un solo problema: lui non sapeva nulla di tutto ci!

Ad un tratto arrivò una mosca dall’aria smarrita che chiese al professore:

“Scusi Signore, mi sono persa … saprebbe dirmi dove è casa mia?

Sono una mosca e abito a Mosca …”

Il professore stupito disse alla mosca:

“Certo!!! Ma in cambio puoi raccontarmi vari aspetti di quel posto che si chiama proprio come te!

Sai io sono uno studioso”

“Ok” – rispose la mosca.

E così la Mosca iniziò a spiegare.

Quando la mosca ebbe finito il professore le indicò la strada per raggiungere l’aeroporto internazionale ed

in cambio ottenne una magnifica ricerca.

MOSCA SALVA VITA, di Matteo R.

Era una caldissima giornata d’estate non c’era nemmeno l’idea di un filo di vento, anzi l’aria era appiccicosa come il miele.

Matteo doveva studiare per gli esami di maturità ed era molto concentrato nei suoi studi fino a che non arrivò lei: la Moscaccia di turno, unica ed inconfondibile.

Continuava a girare e rigirare attorno alla sua testa formando una grandissima aureola, e catturarla era impossibile perché la sua traiettoria era scombinata. Ogni tanto atterrava sopra il suo libro di geografia e strofinandosi le zampette sembrava che volesse sfidarlo… “Fatti sotto se hai coraggio!” Ma Matteo non poteva spiaccicarla perché avrebbe spalmato il suo corpo sulla pagina del libro e sarebbe rimasta lì per sempre. Cominciò la sfida: sguardo contro sguardo, velocità contro velocità, ma la situazione si faceva sempre più complicata.

La Moscaccia era più furba di una volpe sembrava che fosse stata ad un corso di addestramento per disturbare. Matteo furibondo dovette andare in un’altra camera per studiare. Finalmente poté concentrarsi. Ma all’improvviso… ZZZ… ZZZ… ancora lei all’attacco…. no! noooo! Adesso Matteo Bond chiamò vendetta… lei doveva morire a tutti i costi! Cominciarono a volare scarpe, calzini, magliette, poi lanci di penne matite righelli ma alla fine non ci fu nessun vincitore perché la Moscaccia sparì. Al mattino seguente Matteo si presentò agli esami tutto spettinato e con le occhiaie, sembrava essere stato portato via da un tornado. Quando fu chiamato per l’interrogazione di geografia il professore gli fece vedere la carta geografica e gli fece una domanda… all’improvviso atterrò “lei” e fu in quel momento che proprio dove si era posata, Matteo fu illuminato a dare la sua risposta eccellente.

Tra di loro ci fu in qualche modo uno scambio di sguardi e uscendo dall’aula Matteo si ritrovò con la mosca posata sulla sua lattina di Fanta!

TOSCA LA MOSCA, di Giulio G.

C’era una volta, in Ucraina, una piccola mosca di nome Tosca che svolazzava in giro per il mondo nel tentativo di esplorare i territori esterni alla sua città (Mosca).

Finì sul casco di un guidatore di Vespa (una mosca su una vespa non si era mai vista!) che stava andando ad un incontro con alcuni generali per discutere di possibili territori da conquistare. Tosca, arrivata a destinazione (al congresso dei militari), decise di scendere dal casco per dare un’occhiata alla situazione. Entrò nella struttura e vide un generale che stava per piazzare una bandierina su una mappa proprio al centro di Mosca, Tosca, pensando che le stesse indicando la via di casa, si posò sulla bandiera e con un rapido gesto delle ali cercò di ringraziarlo.

Il generale, infastidito dalla mosca, la scacciò via con un imponente soffio. Finalmente poteva piazzare la bandierina e quando lo fece sentì un grido di dolore: “Ahia!”. Era la mappa.

Il generale, confuso, le chiese cosa era successo. La mappa rispose: “Mi hai fatto male con quella bandierina piazzata nel bel mezzo dell’Ucraina!!”.

“Ucraina?… Ma è la Russia!” disse il generale.

“No! Mosca è appena diventata la capitale Ucraina! Tu sai, vero, che il territorio e la sua popolazione sono in continuo movimento!!”.

Il generale, con l’aria confusa ma felice della bella notizia, rispose di no.

La mappa chiamò Tosca per dirle che Mosca era appena stata conquistata dagli ucraini.

Tosca, sconvolta da una tale notizia, decise per vendetta che la sua nuova casa sarebbe stata in quell’edificio (indicando sulla mappa il punto in cui si trovavano proprio in quel preciso istante).

In un anno di permanenza la mosca diede così tanto fastidio al generale da convincerlo a rilasciare Mosca al governo russo e così Tosca, con l’aiuto della mappa, tornò a Mosca e visse per sempre felice e contenta nella sua bellissima cittadina.

GIONNY E LA SUA AMICA MOSCA, di Leonardo Z.

Un ragazzo di nome Gionny viveva in una torre in mezzo alla foresta amazzonica dell’America meridionale.

Con lui viveva una strega che lo teneva imprigionato perché solo con il suo sguardo la faceva ringiovanire.

La strega gli faceva credere che al di fuori della torre ci fossero bestie feroci e che loro erano gli unici superstiti, così lo teneva con lui.

Il ragazzo dalla finestra scrutava giaguari mangiare capibara e cebi cappuccini dispettosi salire sugli alberi.

Ogni giorno però la foresta regalava a Gionny anche degli spettacoli bellissimi: migliaia di Are dalle ali verdi cioè pappagalli volavano nel cielo rendendolo colorato.

Gionny aveva solo un amico, una mosca che gli portava degli oggetti trovati nella foresta.

Un giorno la mosca ronzava in cerca di cose, finché vide un gruppo di scienziati camminare lungo un percorso.

A uno di loro cadde il telefono e la mosca si fece aiutare da una scimmietta e lo portarono alla torre.

Appena arrivò da Gionny guardarono l’oggetto misterioso incuriositi e toccandolo si accese.

Subito presero paura ma poi comparvero delle immagini bellissime di posti incantevoli e di persone come lui.

Capì che la strega lo aveva imbrogliato in tutti quegli anni e che il mondo era ricco di posti belli e di tante persone e decise di scappare.

Con l’aiuto della mosca seguì le tracce dei viaggiatori avvistati qualche giorno prima, e iniziò la sua avventura in giro per il mondo: spostandosi dalle savane di acacia dell’Africa Orientale, alle foreste del Madagascar, agli atolli delle isole Maldive ed infine al ghiacciaio del Perito Moreno.

Viaggiando e viaggiando Gionny e la sua inseparabile amica mosca arrivarono in una città e girando per le vie entrarono in un museo.

Chiedendo alle persone del posto, capì di trovarsi ad Este e che stava visitando il museo dei Veneti Antichi.

Poi si misero a gironzolare per vie della città, andarono nella torre dell’orologio e per ultimo visitarono il castello, un’imponente fortificazione formato da una cinta muraria e grandi torri.  Salirono le gradinate arrivando alla cascata, poi giunsero alla torre del soccorso vi salirono in cima e da lì videro un paesaggio bellissimo: era primavera ed i giardini erano pieni di tulipani rossi, gialli viola. A quella vista ricordarono l’inizio della loro avventura quando erano imprigionati nella torre nel cuore dell’amazzonia e il cielo si colorava ogni mattina con il volo di migliaia di pappagalli variopinti.

LO STUDIOSO E LA MOSCA, di Daniel R.

Uno Studioso stava osservando una cartina geografica, per trovare il luogo preciso dove si doveva

recare il giorno dopo per questioni di lavoro. Una mosca svolazzava, proprio in quel momento li

vicino. Alla fine si posò sulla cartina e indicò’ il medesimo luogo, cercato dallo studioso. Lo studioso

disse: -Brava, mi hai trovato il posto giusto! Il giorno dopo andò a Padova e si recò all’Università per

un corso d’aggiornamento agli studiosi. Mentre spiegava, mostrando la cartina, arrivò la mosca e si

posò sul luogo che voleva indicare lo studioso. Mi hai seguito?…-disse- Allora ti farò mia assistente.

-Da allora la mosca affiancò il Professore in tutte le sue indicazioni cartografiche. Sostituiva il mouse

del Computer e gli indicava perfino i luoghi d’esplorare.

LA MOSCA CHE VIVE A MOSCA, di Marta V.

C’era una volta una mosca che viveva nella piazza Rossa di Mosca e doveva procurare il cibo per la sua famiglia. Ad un certo punto, la mosca non capì dove era finita, ma continuò ad andare avanti senza fermarsi. Dopo un lungo viaggio senza sosta arrivò in Italia. Vide una scuola, la finestra era aperta, così entrò. Vide una carta geografica appesa al muro, c’era un ragazzino che la osservava sognando di fare un viaggio per le vacanze estive. Così la mosca sorvolò il planisfero per ritrovare la sua città. Cominciò a sorvolare la stanza e si avvicinò al professore di geografia, presente in classe, per chiedergli aiuto. Ovviamente lui non capì, infastidito dalla mosca e suo ronzio cercò di mandarla via. Ad un tratto, magicamente, il professore la capì e le indicò sulla carta la direzione da prendere verso Mosca. Lei seguì il dito del professore, uscì dalla classe e si diresse verso casa. Dopo molte tappe la mosca di Mosca arrivò a casa esausta, con un po’ di buon cibo italiano!

LA MOSCA: UN’AIUTANTE DEL GENERALE DELL’ESERCITO, di Carlo S.

Una mosca un giorno entrò da una finestra in un ufficio dove un generale stava decidendo i territori dove riportare la pace. Così posizionò una bandierina in un punto della mappa dove, però non aveva calcolato che in quella zona le forze armate erano forti. Mentre rifletteva sul da farsi la mosca si posizionò, stranamente, in un posto più sicuro dove i militari avevano sotto controllo il territorio per la loro missione di pace.

Il generale alzò la bandierina appena posizionata e, una volta staccata cercò di infilzare la mosca e gridò:

“sciò, sciò, via di qui!!!”

Ma la mosca svelta come una saetta, avendo degli ottimi riflessi, volò via, ma aveva dato il suo contributo? Anche se a modo suo?

Si, infatti il generale si grattò la barba fulva e osservò la carta, poi all’improvviso prese il respiro e disse serio e veramente sicuro di sé:

“Oh oh, sì, ho deciso meglio: qui andremo prima che in altri luoghi per controllare la guerra civile in atto e la fermeremo, così salveremo molte vite umane”.

Poco tempo dopo il generale vittorioso e portatore di pace finì il discorso alla popolazione locale dicendo: ”… e devo ringraziare la mosca che mi ha dato l’idea…”.

Si udì un forte applauso. Quindi il generale si alzò in piedi e lanciò in aria il cappello, seguito dai suoi soldati, felice per la sua missione positiva.

Tutto questo accadde grazie ad una mosca: aiutante del generale dell’esercito.

STORIA SULLA MOSCA FOSCA, di Amy C.

Ciao a tutti, io sono la Mosca Fosca!

Vi racconto cosa ho fatto l’ultimo giorno!!

Sono andata a disturbare il Tenente Colombo, lo conoscete tutti no!?

Egli stava guardando la mappa della sua città per le sue indagini.

Era andata lì a protestare e indagare perché lui aveva schiacciato una mia amica. Dovete sapere che io sono una detective – mosca!

Così ho cominciato a disturbarlo. Lui subito voleva schiacciarmi e così si è messo a correre per tutta la stanza, inciampando e mettendola a soqquadro.

Ad un certo punto mi fermai ad osservare la mappa chiedendomi “Ma come fa a starci tutto un territorio così grande in una carta così piccola?”

Ero talmente affascinata da questa carta che avevo deciso di andarmene per vedere se altrove ci fosse una carta più grande da confrontare e così me ne andai.

Il Tenente fu contento perché non aveva più ostacoli e poteva continuare il suo lavoro, tuttavia si girò e vide tutta la sua camera a soqquadro. Doveva proprio lavorare per riassettare.

Io da allora me ne volai di mappa in mappa a sognare un mondo da conquistare.

RACCONTO DELLA MOSCA SULLA MAPPA, di Bianca A.

Una mosca era entrata in un’aula di una scuola primaria, dove al suo interno si trovavano cartelloni, cartine geografiche e alunni, alunni molto infastiditi dalla mosca perché essa non stava mai ma proprio ma ferma e gli infastidiva.

Durante la ricreazione, i bambini provarono in tutti i modi di acchiapparla ma non ci riuscivano mai da quanto era veloce e scaltra, fortunatamente dopo un paio di minuti suonò la campanella e così tutti andarono ai propri posti.

L’insegnate in quell’ora doveva spiegare la Toscana: regione Italiana, e, in la mosca si era posata sopra la cartina dell’Italia e proprio sopra la Toscana, e i bambini sapevano che quando la loro maestra glielo avrebbe domandato, bastava solamente cercare la mosca e indicarla.

Quel giorno i bambini se lo ricordarono per sempre, ancora adesso, e quando la loro

insegnante gli chiedeva dove si trovava la Toscana, loro glielo dicevano chiamandola “la regione dove si posò la mosca”.

LA PICCOLA MOSCA SAGGIA, di Margherita P.

Un giorno una mosca si posò sulla mappa di un generale che voleva conquistare nuovi territori.

La mosca disse al generale:

-Grande generale che vuoi conquistare territori sconosciuti e conosciuti, non serve far guerra. A te serve soltanto una casa: che sia piccola, grande, bassa, alta, bella, brutta. Basta che dentro ci siano i tuoi cari.

Il generale, che non era d’accordo, rispose alla mosca:

-Piccola mosca, lei non capisce che gli uomini hanno sempre combattuto per ottenere ciò che volevano. Quindi voi, piccola mosca, non avete diritto di dire questo.

La mosca spazientita si mise a ronzare nelle orecchie del generale dicendo frasi di cui non si capiva l’origine.

Poi si riposò sulla mappa, sopra la Russia, il generale non capiva cosa volesse dire la piccola mosca, allora chiese:

-Io non capisco, piccola mosca, cosa lei voglia dire?

La mosca rispose:

-Io dico giusto, è lei che sbaglia!

Il generale chiese cosa fosse il giusto e il sbagliato, la mosca non rispose alla sua domanda e disse:

-Sta alle persone stabilire ciò che è giusto e sbagliato. Come il bambino che pensa che i genitori non abbiano ragione.

A quel punto la mosca volò via, lasciò il generale immerso nei suoi pensieri.

Recensioni

“Nell’Introduzione di un delizioso libro di Andrea Pase, geografo, dal titolo Geografly,  Schön, trae spunto dalla fotografia (scattata da lui stesso) di una mosca poggiata su una mappa geografica. Da qui si sviluppano una serie di pensieri e associazioni, di “possibilità” (pg. 13) tra “due oggetti, due persone, due figure” (ibidem).
Allo stesso modo nascono cose nuove attraverso crasi che, come nella poesia rivelano l’essenza e l’essenzialità. Ad esempio il neologismo Geografly “compone lo studio della terra Gea con il volo fly”, e ancora “Desiderio è una parola che racconta questo: de e sidera, separati dalle stelle.”(ibidem. pg 13)”
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Donatella Lisciotto
“Esplorare questo libro, più che leggerlo, permette di immergersi lentamente nell’atmosfera che emana il nostro spazio mentale in un contesto libero vagante e ricco di luci e ombre, in una apparente immaterialità che lascia il lettore più pronto a sognarsi nel reale, nel tempo e nello spazio, perché “ciascuno cresce solo se sognato”(Danilo Dolci).”
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Alessandro Bruni

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